giovedì 31 luglio 2008

Tuvuòfal'americano – Renato Carosone

Sottotitolo: Un giorno di ordinaria follia (italiana)

Me l’aveva detto mia zia: ”Ma dove vai?? Guarda che l’America è qua”.
Gli vorrai mica dar ragione? Oh, stai per andare ad Atlanta, patria della Coca Cola e di Martin Luther King, città di cinque milioni d’ abitanti, altro che S. Andrea di Gosaldo, dove abita mia zia, che fa si e no mille anime.
E allora arriva finalmente il giorno che ti devi prendere su, ed andare a Firenze per chiedere il visto. Dico finalmente perché tutta la trafila è iniziata due mesi fa, ed ormai si tratta veramente solo di fare una gita a Firenze.
Poi il giorno che devi andarci, ti svegli alle 4 di mattina perché fuori sta per finire il mondo da tanto che tira il vento, e pensi tra te e te: “figata, ci sarà anche fresco oggi” e ti rimetti a dormire bello pacifico. Ti svegli alle 6 e vai in stazione, e li comincia l’odissea. L’ Eurostar ha un’ora e mezza di ritardo. Il venticello notturno ha interrotto tutti i collegamenti tra Milano e Bologna.
Ed io dovrei essere a Firenze alle 10.
Fortuna vuole che in stazione trovo la suocera di mio fratello, in attesa dello stesso treno. Decidiamo su due piedi di non aspettare, ma di andare a Bologna in macchina e di prendere il primo treno in direzione di Firenze-Roma. Do per scontata la coda in tangenziale e comincio ad andare a randa (oh, fanno guidare me) ed arriviamo appena in tempo per prendere l’Eurostar delle 9.16, che arriva a Firenze alle 10.09. Butto un occhio sul tabellone e vedo che il treno da Milano adesso ha due ore e mezza di ritardo. Poteva andare peggio dai.
Arrivo a Firenze e devo cercare subito un deposito bagagli. In consolato non si può entrare con borse,zaini, cellulari ed iPod. Consegno tutto all’addetto, mentre poco distante leggo la scritta “non siamo responsabili dei valori contenuti nelle borse in deposito”. A posto.
Esco e comincio a correre. Fuori c’è un freschino che si gode, poi mi sveglio tutto sudato e scopro che oggi Firenze è un forno. Arrivo al consolato e mi metto in fila. Siamo una decina per il momento. Mezzora sotto la randa del sole prima di poter entrare. Io sono vestito bene, meglio del solito. Polo, jeans e scarpe belle. Cazzo, vorrai mica andare davanti al console in bermuda ed infradito?
Invece si. Gl’altri. Io no, io sudo come una mortadella.
Finalmente mi fanno entrare e mi metto in fila. Dentro siamo almeno il triplo, ma c’è l’aria condizionata. La fila di fatto non esiste, perché una volta consegnati i documenti alla reception, il console chiama a sentimento, senza rispettare l’ordine di arrivo. Un sistema aleatorio che potrebbe premiarmi,facendomi passare avanti…. Deve essere ciò che hanno pensato ed ottenuto tutti quelli arrivati dopo di me. Io no, io aspetto.
Arriva il mio turno e nel giro di 2 minuti mi viene concesso il visto. No, non ho detto “mi viene dato”, leggete bene. Per averlo bisogna ritirarlo al consolato il giorno seguente, oppure rivolgersi all’ufficio Mail Boxes Etc. designato alla spedizione dei documenti. L’ufficio è dall’altra parte della città. Torno in stazione, recupero i bagagli, e mi avvio. Tutte le strade sono invase di turisti, e nessuno guarda dove sta andando. Ora, io dico, sono alto un metroenovantaerotti per quasi 100 kg, sono io quello che dovrebbe camminare senza guardare dove va, non loro. Cedo il passo ad almeno 20 nani a cui oggi fa schifo la vita, e mi dirigo deciso verso la meta. Passo tra bancarelle che vendono prodotti tipicamente fiorentini: maglie della Fiorentina e braccialetti etnici, ma nemmeno questo mi ferma e riesco finalmente ad arrivare.
Per la modica cifra di 18 euro, st’ infami mi faranno la cortesia di spedirmi i documenti a casa. Sono le 13.50 e posso decidere se correre in stazione e tornarmene a casa col treno delle 14.14, oppure pranzare con calma, fare un giretto per Firenze, e prendere il treno successivo.
Lo sapevate che la biglietteria automatica è davvero comoda? Quando vai di corsa ti fa i biglietti al volo. Via di corsa da questo posto, pranzerò domani. Salgo sul treno, ed a parte l’odore nauseabondo di panini del McDonald's non succede più nulla di strano.
Però sti cazzo di turisti stranieri che vengono in Italia, con tutto il buono che c’è, proprio un Big Mac si devono mangiare? Vabbè….
Il treno parte ed io ripenso a mia zia, che vive in un posto dove si vive ancora col ritmo delle stagioni, del sole, e dove giornate come queste non sai nemmeno cosa siano.
Che non abbia tutti i torti?

Saluti

Orso


6 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao, stai attento perchè:
Colombo fece l'uovo e inventò l'America e a giudicare dal risultato li fece uscire tutti e due dallo stesso buco. (Giobbe Covatta)
Se le bombe che lanciano gli americani sono tanto intelligenti però colpiscono i mercati... vuoi vedere che sono cretini quelli che le lanciano! (Mr. Forest)

Lillo ha detto...

Uff, mi stavo preoccupando... però vedo che in fondo al post ci sei arrivato, all'UNICA conclusione plausibile.

Meglio tardi che mai.

Quando parti?

Anonimo ha detto...

dai va là...che ormai l'ammmmmerica ce l'hai in tasca....
e quando sarai là ripenserai a questa faticosissima giornata con un sorriso....cmq sono d'accordo con tua zia...però penso anche che ci si debba provare....basta che torni e non decidi di fermarti là...perchè io non so se riuscirò ad affrontare tante ore di volo per venirti a trovare... ^.^

Orso ha detto...

"Ci sono americani che vengono dalla Carolina. Io vengo dalla Giuseppina" (Franco Franchi)

Anonimo ha detto...

Io penso che farai faville, America e americani a parte...

Ma ti prego non tornare a stelle e strisce!

vì.

Pupottina ha detto...

chi è che è andato in vacanza e non è tornato più?