Sottotitolo: Jerry Calà è andato a vivere da solo, io quasi.
Fatto, finalmente ho trovato casa, ma non è stato semplicissimo. Qui intorno al campus c’è una certa fame di stanze, e molte sono le variabili in gioco. Ammobiliatie non ammobiliate, ammobiliate ma solo in parte. In pochi giorni ho imparato i nomi dei quartieri, le quotazioni degl’affitti, e soprattutto quali sono le zone da evitare. In linea generale è bene stare alla larga dal sud e dall’est della città. Casa mia è a nord del campus, quindi nel nord-ovest di Atlanta.
Il posto non è male, ha solo bisogno di una pulita "come si usa a casa mia", poi sarà perfetto. Sempre che gli insetti se ne vadano, si perché qualche bacarozzo ogni tanto salta fuori.
Kay, la padrona di casa, è squisita. 50 anni, divorziata, un figlio a San Francisco , una figlia a Dubai con marito e figli, quasi si commuove quando mi dice di non vederli da mesi. Odia Bush, ed in casa non ha una bandiera americana, per protesta. Odia anche Windows Vista. Sono giorni che si sbatte a pulire, ordinare, chiamare gente che sistemi questo e quello. Visto che non conosco nessuno, ha dato il mio numero a due ragazzi che abitavano qui l’anno scorso, perché mi facessero uscire, bel gesto. Si è anche proposta si accompagnarmi ad Alphetta al concerto di John Mayer, visto che non ci sono mezzi pubblici che mi ci potessero portare. Gli scarafaggi vanno e vengono, una padrona di casa così sono stato fortunato a trovarla.
La prima notte qui dentro è stata difficile. Letto nuovo, casa vuota, nessun contatto con l’esterno, e niente tende sulle finestre. Luci spente in tutta casa per non farsi vedere dai vicini. Fortunatamente Kay ha provveduto subito a mettere tende e collegamento internet, almeno così mi sento meno fuori dal mondo. In realtà il collegamento non è ancora ben funzionante, la rete wireless non tira fino a camera mia ed il cavo non vuole saperne di funzionare, ma sta cercando di rimediare. Pensavo che questo fosse il paese della connettività totale, invece ho scoperto che grazie a Bush si è creato un sistema dual-monopolistico di gestione della comunicazione. Qui ad Atlanta, se vuoi un collegamento internet, ti devi rivolgere ad una tra Comcast ed AT&T, e nel resto del paese cambiano gli interpreti, ma il film è sempre quello. Stessa cosa per i cellulari, T-mobile oppure AT&T, e se non ti va bene, tanti saluti.
Non parliamo dei prezzi. In un paese dove la benzina, il cibo e di vestiti costano niente, immaginavo che anche comunicare fosse a buon mercato. E invece no. Costo per far arrivare il cavo: 100 dollari al mese, che ad onor del vero comprendono anche la pay tv. Non carissimo se volete, ma comunque più di quanto mi aspettassi.
E’ divertente scoprire quali siano i falsi luoghi comuni di questo paese, come è altrettanto divertente scoprire quali invece sono veri, primo fra tutti, la base dell’alimentazione americana: la merda.
Orso
Fatto, finalmente ho trovato casa, ma non è stato semplicissimo. Qui intorno al campus c’è una certa fame di stanze, e molte sono le variabili in gioco. Ammobiliatie non ammobiliate, ammobiliate ma solo in parte. In pochi giorni ho imparato i nomi dei quartieri, le quotazioni degl’affitti, e soprattutto quali sono le zone da evitare. In linea generale è bene stare alla larga dal sud e dall’est della città. Casa mia è a nord del campus, quindi nel nord-ovest di Atlanta.
Il posto non è male, ha solo bisogno di una pulita "come si usa a casa mia", poi sarà perfetto. Sempre che gli insetti se ne vadano, si perché qualche bacarozzo ogni tanto salta fuori.
Kay, la padrona di casa, è squisita. 50 anni, divorziata, un figlio a San Francisco , una figlia a Dubai con marito e figli, quasi si commuove quando mi dice di non vederli da mesi. Odia Bush, ed in casa non ha una bandiera americana, per protesta. Odia anche Windows Vista. Sono giorni che si sbatte a pulire, ordinare, chiamare gente che sistemi questo e quello. Visto che non conosco nessuno, ha dato il mio numero a due ragazzi che abitavano qui l’anno scorso, perché mi facessero uscire, bel gesto. Si è anche proposta si accompagnarmi ad Alphetta al concerto di John Mayer, visto che non ci sono mezzi pubblici che mi ci potessero portare. Gli scarafaggi vanno e vengono, una padrona di casa così sono stato fortunato a trovarla.
La prima notte qui dentro è stata difficile. Letto nuovo, casa vuota, nessun contatto con l’esterno, e niente tende sulle finestre. Luci spente in tutta casa per non farsi vedere dai vicini. Fortunatamente Kay ha provveduto subito a mettere tende e collegamento internet, almeno così mi sento meno fuori dal mondo. In realtà il collegamento non è ancora ben funzionante, la rete wireless non tira fino a camera mia ed il cavo non vuole saperne di funzionare, ma sta cercando di rimediare. Pensavo che questo fosse il paese della connettività totale, invece ho scoperto che grazie a Bush si è creato un sistema dual-monopolistico di gestione della comunicazione. Qui ad Atlanta, se vuoi un collegamento internet, ti devi rivolgere ad una tra Comcast ed AT&T, e nel resto del paese cambiano gli interpreti, ma il film è sempre quello. Stessa cosa per i cellulari, T-mobile oppure AT&T, e se non ti va bene, tanti saluti.
Non parliamo dei prezzi. In un paese dove la benzina, il cibo e di vestiti costano niente, immaginavo che anche comunicare fosse a buon mercato. E invece no. Costo per far arrivare il cavo: 100 dollari al mese, che ad onor del vero comprendono anche la pay tv. Non carissimo se volete, ma comunque più di quanto mi aspettassi.
E’ divertente scoprire quali siano i falsi luoghi comuni di questo paese, come è altrettanto divertente scoprire quali invece sono veri, primo fra tutti, la base dell’alimentazione americana: la merda.
Orso

2 commenti:
Scusa il ritardo, ma ho avuto una brutta settimana.
Allora, bacherozzi a parte, come va adesso?
Famme sapè.
Tutto bene caro.
Sono in attesa di iniziare a lavorare e nel frattempo studio per mettermi in pari su ciò che stanno facendo.
Quando avrai poi voglia di aggiornare il blog seriamente, e non coi tuoi soliti messaggi da decriptare....
il vento gonfia la bandiera americana indossata a mantello. Mani ai fianchi e mento alto
FA FA FA FAAAAAAA FAFA
FAAAAAA FAAAAA FAAAAAA FAAAAA.
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