venerdì 17 ottobre 2008

Good Times Bad Times - Led Zeppelin

Sottotitolo: It's 106 miles to Chicago....

Siete mai stati a letto con un vostro professore? Io si, a Chicago.
Forse però, è il caso di riavvolgere il nastro.

Appuntamento per domenica 5 ottobre, ore 18.30, uscita terminale nord dell'aeroporto Hartsfield-Jackson di Atlanta. Arrivano Leonardo, Alessandro e Gianpaolo, tutti ricercatori di Bologna.
Con Leonardo ed Alessandro ci ho fatto la tesi, 8 mesi fa.

Sono venuti in U.S. per una conferenza che si svolgerà a Chicago, alla quale parteciperò anche io. Si sono allungati ad Atlanta per parlare con Melkote, il mio capo alla Georgia Tech, da qui l’idea di noleggiare una macchina e guidare fino a Chicago. Niente male.
Stanchi dal viaggio e frastornati da fuso, la serata si conclude velocemente dopo cena. La mattina dopo, finito il meeting di lavoro, pranzo, scorta di sigari haitiani, e via in macchina verso l’Illinois.

L'idea di attraversare lo stato in macchina è elettrizzante. Nel giro di poche ore siamo in Tennessee, stato di Memphis, Nashville e del Jack Daniels, ed il tramonto illumina in modo speciale un paesaggio davvero suggestivo. Arriviamo a Manchester, paesino lungo l'autostrada, dove questa notte dormiremo in un motel. Manchester è di fatto un enorme autogrill, vive dell'autostrada e tutto è abbastanza triste. Ci puoi trovare un certo fascino "on the road", ma solo se sei un turista che domani lascerà per sempre questo posto.
Ceniamo in un locale vicino al motel, il piatto è enorme. In America una delle prime cose da imparare, è non finire a tutti i costi le porzioni che vengono servite, e la necessità qui è ancora più evidente. Il tasso di obesità aumenta spostandosi dai grandi centri verso la profonda periferia.
Dopo cena, mentre i miei compagni fumano un sigaro, io faccio amicizia con un tale di nome Nelson Cory. Dice di essere un musicista in pensione, di essere stato 30 anni in tournee, e di avere suonato con Mike Stern. Gli credo.
Senza che glielo chieda, tira fuori una sua foto con la chitarra e mi fa un autografo. Deve essere dura vivere a Manchester nel Tennessee dopo essere stato in giro tanto tempo. Finito il sigaro, tutti a letto. Ci sono ancora 500 miglia da affrontare prima di arrivare a destinazione.

Riprendiamo il viaggio il giorno dopo, il primo turno di guida tocca a me. Leonardo attacca il mio ipod all'autoradio e sceglie il disco. Led Zeppelin. Niente male.
Un sottile gusto mi pervade, un po' come quando il random dello stereo passa proprio la canzone a cui stavi pensando. Affondo i denti in questa pagnotta di asfalto e rock'n roll, e via verso il Kentucky.
Nella mia testa, una voce fuori campo commenta: “Aho, er Peter Fonda de noartri”, ma non gli presto attenzione.
(perchè poi in romanesco?!? Bah...)
Seguono nell’ordine:

1. David Bowie
2. Lou Reed
3. Pink Floyd
4. Frank Sinatra
5. De Andrè

Non mi trovo d'accordo sulla scelta musicale. La mia top 5 dei cantanti da ascoltare mentre guido verso Chicago è (in ordine geografico):

1. Ray Charles
2. John Mayer
3. Doobie Brothers
4. Bruce Springsteen
5. Blues Brothers

A tappe forzate, ed alternandoci alla guida, arriviamo ai bordi di Chicago alle 4 del pomeriggio. Diluvia, ed il traffico è bloccato. Ci mettiamo 2 ore a fare 30 miglia, ma alla fine arrivamo al nostro albergo ad Evanston, a nord della città.
Nonostante la stanchezza, abbiamo tutti voglia di uscire. L'occasione è la cena, la scusa è cercare un ristorante giapponese che Alessandro aveva provato anni prima. Giriamo tutta la città in macchina, e senza troppe difficoltà troviamo il posto. Eccesso di zelo: pago un parchimetro spento.
Locale raffinato, cibo squisito, prezzo contenuto, cameriere di indubbia bella presenza. Dopo cena crolliamo, e decidiamo di andare a dormire. Poichè non ho il fuso orario sul coppino, guido io.
Guidare per Chicago ha il suo perchè, ed è meno difficile di quanto credessi. basta ricordarsi che in America è lecito superare a destra.
Arriviamo in albergo, doccia, e tutti a nanna. Siamo in 4 e ci sono 2 letti matrimoniali, io finisco con Leonardo.
Otto mesi fa gli davo del "Lei" e parlavamo solo di saldature.
Niente male.
...

Saluti

Orso


1 commento:

Lillo ha detto...

I doobie Brothers tutta la vita.

Ma tutta, proprio.

Bacio
-L.